E Perugia medioevale, piccolo comune senza grandi risorse,
desideroso di mantenere la propria indipendenza a tutti i costi,
nonostante gli appetiti dei vicini più potenti, […]
doveva pagar cara la sua fede nei valori della libertà.
(Da Rino Fruttini, Le “comunanze” nel quadro della finanza del
Comune di Perugia nel primo trentennio del sec. XV)
Il progetto CorTIM (Corpus Testuale Informatizzato dell’Italia Mediana) è stato finanziato nel PRIN 2022 all’interno del programma dell’Unione europea Next Generation EU. Il progetto consiste nella realizzazione di un corpus (ospitato sul portale dell’Opera del Vocabolario Italiano) di testi databili dalle Origini (quindi dall’Iscrizione della Catacomba di Commodilla) al Seicento provenienti dall’Italia linguistica mediana e perimediana, ovvero da quell’area che comprende grosso modo il Lazio, le pendici meridionali del Monte Amiata, la conca aquilana, le Marche e l’Umbria.
Si tratta, nel complesso, di un’area che, nonostante sia stata tra le prime a vedere una diffusione del volgare sia in ambito documentario sia in ambito letterario (basti pensare alle Laudes creaturarum di San Francesco), è ancora oggi in sostanza poco indagata, soprattutto per quello che riguarda i livelli della produzione scritta diversi da quello letterario: la nostra conoscenza del perugino antico dipende, per la gran parte, dalla celebre raccolta di poeti perugini oggi conservata nel manoscritto conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. lat. 4036, o da alcuni testi come il Cantare di Perugia e Corciano.
Eppure a Perugia il volgare conosce un uso precoce anche come lingua dell’istituzione comunale: lo statuto del comune del 1342 (ripubblicato nel 2000 per le cure di Mahmoud Salem Elsheikh) è infatti il secondo statuto di una grande comunità scritto direttamente in volgare, preceduto solo dal Costituto del Comune di Siena, realizzato tra il 1309 e il 1310 dal notaio Ranieri Gangalandi. Anche nelle piccole comunità, in ogni modo, gli statuti in volgare fino alla metà del Trecento sono abbastanza rari: abbiamo casi sparsi nel senese (Montagutolo dell’Ardinghesca e gli statuti signorili della Chiarentana) o in Sardegna, con il breve di Villa di Chiesa.
Nella temperie culturale postunitaria in cui si ricercavano negli archivi i documenti che testificassero la libertà italiana fin dall’epoca medievale, due illustri perugini, Adamo Rossi (direttore della Biblioteca Augusta) e Ariodante Fabretti (patriota, massone e storico), avevano pubblicato alcuni documenti amministrativi trecenteschi in volgare: queste meritorie edizioni, solo parzialmente riprese nel corso del Novecento nella raccolta di Testi non toscani del Trecento curata da Bruno Migliorini e Gianfranco Folena, non hanno tuttavia avuto ricadute sugli studi sul perugino – e più in generale sul volgare umbro – medievale.
Nell’ambito dei lavori per il progetto CorTIM abbiamo iniziato un lavoro di verifica di questi testi, di cui erano incerte la collocazione archivistica odierna e persino la sopravvivenza fino a oggi. I risultati delle ricerche condotte all’Archivio di Stato di Perugia, tuttavia, hanno rivelato un panorama della produzione in volgare ben più vivace di quanto fosse finora noto: sepolti tra i faldoni della documentazione comunale tra il 1342 e il 1424 sono venuti alla luce circa 150 testi inediti, ottime testimonianze del perugino secondo trecentesco e del primo Quattrocento. Essi coincidono temporalmente con la parabola discendente del Comune di Perugia, che aveva raggiunto il suo apice nella prima metà del XIV secolo, quando alle lotte cittadine si aggiungono le mire sia del papato sia dei Visconti. Quando nel 1393 Biordo Michelotti riesce a diventare signore di Perugia si ha l’illusione di poter far diventare Perugia una signoria potente e indipendente, illusione che crolla nel 1398, quando Biordo viene assassinato in una congiura. Dopo di lui arrivano i Visconti, la cui signoria viene accettata dalla città per motivi politici ed economici: con Milano viene contratto un prestito di 9000 fiorini in modo da togliere a contadini e forestieri il gravame dei loro debiti e consentire quindi loro di rientrare in città. Nel 1416 sarà Braccio da Montone a diventare signore di Perugia, rimanendovi fino alla morte nel 1424: da quel momento in poi la città passerà in mano alla Chiesa, e con questa data, che simboleggia la fine dell’autonomia del comune perugino, finisce anche la nostra ricerca.
Nella gran parte dei casi si tratta di comunanze, ovvero di un’entrata originaria o patrimoniale: tecnicamente, si trattava delle rendite dei beni immobili del Comune di Perugia, sui quali il comune aveva un controllo politico ed economico. Di fatto, però, in questa raccolta si trovano anche le imposte indirette oltre alle entrate patrimoniali: il caso perugino è peculiare anche dal punto di vista storico perché, come scrive Massimo Vallerani, «per l’estensione delle aree assoggettate, la rilevanza delle entrate patrimoniali nelle finanze pubbliche e la complessità delle implicazioni sociopolitiche relative all’amministrazione, condizionarono così profondamente la vita politica e la struttura economica del comune da diventarne un elemento costitutivo». Il Comune di Perugia appaltava quindi le comunanze a un compratore (o a un gruppo compratori) che diventavano coloro che potevano riscuotere l’imposta per tutta la durata dell’appalto (generalmente un anno, ma anche per tre, cinque o dieci anni): per poter fare questo era necessario che il testo della Cedola fosse in volgare, per poter essere compresa da tutti i cittadini; al contrario i testi in cui si riportava l’aggiudicazione dell’appalto erano stese sempre in latino.
L’acquisizione agli studi linguistici di questo ampio patrimonio testuale contribuisce una volta di più a confermare la centralità di Perugia nell’uso del volgare municipale, il cui uso, oltre a motivi strumentali, trova una sua piena giustificazione nella volontà, politica e a un tempo ideologica, di conservare l’autonomia e la libertà rispetto alle mire espansionistiche dei più potenti vicini.
I risultati della ricerca saranno presenti sotto forma di conferenza stampa mercoledì 7 maggio alle 17.30, presso la Sala dei Legisti della Fondazione Carletti Bonucci.
[Emanuela Monini e Giulio Vaccaro]
emanuela.monini@uniroma1.it – giulio.vaccaro@unipg.it
L'autore
- Emanuela Monini si è laureata a Perugia in Filologia romanza, ed è attualmente dottoranda di ricerca in Scienze del Testo dal medioevo alla modernità all'Università La Sapienza di Roma. Collabora al progetto PRIN 2022 CorTIM: Corpus testuale dell'Italia mediana, all'interno del quale si occupa di alcuni testi perugini di carattere pratico.
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