L’immagine di copertina è di Enrico Pulsoni
Alessandro Fo insegna Letteratura latina all’Università di Siena. Oltre a essersi occupato di poeti latini, ha condotto studi di letteratura italiana contemporanea (Sereni, Campana, Pizzuto), curando in particolare la riproposizione di varie opere poetiche e saggistiche di Ripellino. Come traduttore dal latino è noto per le sue versioni dell’Eneide e delle Poesie di Catullo. Come poeta, ha pubblicato svariati sillogi. Nel 2014 ha vinto il Premio Viareggio-Rèpaci per la poesia.
Alessandro Fo sarà ospite di Francesco tra le righe mercoledì 26 marzo, alle ore 17, presso il Convento di San Francesco al Monte di Perugia.
Nel ringraziarti d’aver accettato di essere tra gli ospiti del ciclo di incontri Francesco tra le righe, ti chiedo a quando risale la tua prima conoscenza del Cantico delle creature?
Naturalmente agli studi scolastici. Ma è un testo per alcuni aspetti sorprendente che, forse proprio perché lo incontri quando ancora sei agli inizi del tuo percorso di formazione, non può non lasciare un’impronta profonda.
Ci sono dei versi del Cantico che ti hanno particolarmente colpito e perché?
Quelli che più mi colpiscono sono il richiamo al perdono «Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, / et sostengo infirmitate et tribulatione» e la lode per la morte «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale».
Quest’ultima per la sua sconcertante paradossalità: l’uomo sembrerebbe per istinto rifuggire dalla morte, ritrovarsi vocato a esecrarla, evitarla e temerla. Giusto a un santo, interamente ‘tuffato’ nella meravigliata contemplazione del meccanismo della creazione ‒ compreso il suo côté di disgregazione ‒può riuscire di lodarla con tanto trasporto. La portata di questa formulazione mi pare sconvolgente anche perché, mentre inserisce la morte nel ‘naturale’ contesto della vita, sembra quasi implicare la conseguenza che la morte sia disinnescata (per dirla in termini paolini) dal suo ‘pungiglione’ e divenga uno status di pari dignità rispetto alla vita.
Quanto al tema del riuscire a perdonare in forza dell’amore, si tratta di una questione che quasi ogni giorno ci interroga (è per esempio divenuta una sorta di ritornello quasi di prammatica, e banalizzato a livello formulare, in bocca ai giornalisti che intervistano i familiari di vittime di violenza: «lei sarebbe disposto a perdonare»?). Anche se animati dalle migliori intenzioni teoriche, e magari convintamente cristiani, fino a quale soglia saremmo personalmente disposti a perdonare? Sarei io disposto a perdonare Hitler, Putin, i dirigenti di Hamas che hanno progettato il raid del 7 ottobre ’23, e Netanyahu per la sproporzionata risposta che ha messo in atto, e tutti gli altri tiranni e violenti e stragisti, o ‘anche solo’ Trump per le sue arroganti iniziative, i nostri politici ostili ai migranti e ai diseredati, i ladri e gli assassini, i bulli, i bulletti, gli stalker? È un problema che ho davanti particolarmente vivo da che, per una serie di circostanze quasi casuali, mi sono ritrovato a frequentare con una certa assiduità l’ambiente carcerario. Qui San Francesco si allinea, naturalmente, al cuore del messaggio del Cristo. Ma ciò non toglie che anche la sua formulazione si incida nella nostra memoria culturale e si manifesti tuttora come di estrema modernità.
Ritieni che la sua lettura possa aver ispirato la composizione di qualche tua poesia?
Non mi sembra, o perlomeno non ne sono coscientemente consapevole; ma è uno dei tanti testi che rimangono ‘in evidenza’ nella vita di un letterato, e si depositano nella sua interiorità, continuando a fruttificarvi anche al di là della consapevolezza.
A 800 anni dalla sua composizione, credi che il Cantico abbia ancora una sua attualità?
Certamente. E credo che questi incontri lo stiano via via dimostrando. Basterebbe anche solo il trasporto con cui il Creatore viene lodato per le creature a portare il Cantico in asse con l’odierna, sempre più pressante, istanza ecologica. Senza contare altri potenziali spunti quale per esempio, come scrivevo rispondendo alla seconda domanda, la questione del perdono.

L'autore
- Carlo Pulsoni è il coordinatore di Insula europea (http://www.insulaeuropea.eu/carlo-pulsoni/).
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