Daniele Corvi è il direttore artistico del Love Film Festival.
Dal 29 al 31 maggio avrà luogo a Perugia la XII edizione del Love Film Festival. Un traguardo importante che merita certamente un bilancio della manifestazione. Ti chiedo innanzitutto come e quando nasce l’idea di un festival cinematografico incentrato sul tema dell’amore?
L’idea nasce nel 2014. Venivamo da anni in cui Perugia era diventata nota per fatti spiacevoli; quindi, pensai che un Festival di valori positivi potesse aiutare a riscoprire l’anima romantica della città. Il Bacio perugina, gli scorci mi fecero venire in mente l’idea che fosse possibile realizzare questo tipo di Festival. Inizialmente non è stato semplice, ma siamo arrivati alla dodicesima edizione.
Nel Festival si assegna il Premio “Grifone d’oro” alle pellicole italiane e internazionali uscite in sala nell’anno precedente per le seguenti categorie: Miglior film, Migliore regia, Miglior attrice, Miglior attore, Miglior sceneggiatura e Miglior cortometraggio. Hai qualche episodio da raccontarci riguardo alla notizia del conferimento del Premio ai vincitori, o all’emozione nel ritirarlo?
Un aneddoto molto carino riguarda il regista Paul Verhoeven, che quando ritirò nel 2018 il Grifone alla Carriera disse “è più bello del Golden Globe”. Un altro che apprezzò moltissimo il Grifone fu Carlo Verdone. A tal proposito mi ricordo la prima pagina di un quotidiano locale con lo stesso Verdone che aveva portato in alto il Grifone con alle spalle la gremitissima platea della Sala dei Notari. Tuttavia, il Grifone d’Oro che ha dato il là a tutto è quello del maestro Pupi Avati, che accettò di venire alla primissima edizione, quando ancora non avevo idea di come realizzare il Festival.
Ogni anno viene scelto un tema a cui dedicare il Festival. Quest’anno è l’“amore” inteso come “inclusione”. Puoi dirci qualcosa in più sul tema e sui motivi della scelta?
Ogni anno, in base ai film che sono usciti, cerchiamo di individuare una tematica rilevante per la manifestazione, che possa far stimolare delle riflessioni. Il tema dell’inclusione ha fatto sì che arrivassero dei bei film sia per i contenuti che per la tecnica. Tale tema ci ha permesso di poter affrontare gli ambiti del disagio giovanile, della legalità, della solitudine, dei diritti civili. Diciamo che negli anni è venuta fuori una componente sociale che sta arricchendo la manifestazione
Anche quest’anno il Festival propone moltissimi eventi nonché svariate collaborazioni. Ce ne parli?
Tra gli eventi più significativi il primo giorno ci sono due anteprime (una regionale e una cittadina) di due film di alto contenuto valoriale: Le tre regole infallibili di Marco Gianfreda sul disagio giovanile e La bolla delle acque matte di Anna Di Francisca. Quest’ultima opera, molto autoriale, è l’ultimo film uscito finanziato dall’Umbria Film Fund 2022. Racconta la vicenda di un sindaco che cerca di costruire un ristorante inclusivo dopo il disastro del terremoto. Sono grato alla Regione Umbria, che mi ha concesso la possibilità di aprire il Festival con questo film così denso di significati. Sabato ci sarà poi anche un grandissimo scrittore, Luigi Garlando, con due libri molto belli: Per questo mi chiama Giovanni su Giovanni Falcone, e la sua ultima opera Sandro libera tutti su Sandro Pertini. L’ultimo giorno si chiude con l’incontro con il maestro Gabriele Lavia e l’anteprima assoluta del pilot Estranei prodotta da Rai fiction ed Eagle Pictures. Gli eventi, come si può evincere, sono diversi e con target di pubblico differenti per cercare di essere maggiormente inclusivi. Un aspetto che mi preme è che il Festival continuerà a lavorare con le scuole e le università anche dopo i tre giorni, in quanto stiamo portando avanti un progetto “Visioni inclusive – percorsi per un cinema inclusivo”, che ha la finalità di sensibilizzare sul cinema di valori positivi e in particolare modo sul tema fondamentale dell’inclusione. A tal proposito è stato rilevante anche il confronto con Adisu Umbria che ci ha permesso di coinvolgere gli studenti universitari.
Non poteva mancare nell’Ottavo centenario del Transito di Francesco, un film dedicato al Santo assisiate. Com’è nata la scelta di proiettare quello della Cavani?
Era una scelta quasi obbligata, non si poteva non considerare San Francesco a proposito di inclusione, considerando l’ottocentesimo anno dalla sua morte. Inoltre, il Francesco della Cavani forse è l’opera più significativa sul Santo, che per i perugini ha una certa rilevanza, in quanto molte scene furono girate nella Rocca Paolina nel 1988.
L'autore
- Carlo Pulsoni è il coordinatore di Insula europea (http://www.insulaeuropea.eu/carlo-pulsoni/).
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