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La lingua della resistenza e il silenzio della complicità

Ho avuto l’opportunità di conoscere Ilya Kaminsky durante il 12° Festival internazionale di poesia di Atene, organizzato dal Circolo dei poeti, nel corso del quale gli è stato conferito il premio Barbara Fields-Siotis 2026. Un incontro che ha offerto l’occasione tornare a una delle sue opere più significative, Deaf Republic, e alla domanda inquietante che la attraversa: che cosa significa ascoltare, quando la violenza entra nella vita di una comunità?

Pubblicata nel Regno Unito da Faber & Faber Limited nel 2019 e apparsa in italiano come Repubblica sorda, nella traduzione di Giorgia Sensi per La nave di Teseo nel 2021, la raccolta intreccia poesia lirica, racconto e teatro. La sua forza nasce dalla tensione fra la dimensione collettiva della tragedia e la vulnerabilità irriducibile delle singole esistenze.

A Vasenka, una città immaginaria sotto occupazione militare, un soldato uccide Petya, un ragazzo sordo, durante uno spettacolo di burattini. Dopo quello sparo, la popolazione rifiuta di udire. La sordità diventa una forma di insurrezione: gli ordini degli occupanti perdono presa su una comunità che comincia a comunicare attraverso i segni. Il potere continua a parlare, ma i cittadini gli sottraggono il proprio ascolto.

È un’intuizione poetica di straordinaria efficacia. Il dominio ha bisogno di raggiungere i corpi attraverso il linguaggio: impartire comandi, imporre definizioni, ottenere obbedienza. A Vasenka, la possibilità di una lingua condivisa e incomprensibile alle autorità apre uno spazio di autonomia. I disegni dei segni, disseminati nelle pagine, partecipano a questa costruzione: la lettura deve passare anche attraverso le mani, gli occhi, la disposizione dei corpi. La pagina stessa diventa un luogo in cui imparare a comunicare diversamente.

Occorre però rispettare la distinzione che Kaminsky pone fra sordità e silenzio. In una nota all’opera scrive: «The deaf don’t believe in silence. Silence is the invention of the hearing». La sordità possiede una propria esperienza del mondo, che il lettore udente rischia di ridurre a un’assenza. Nell’intervista a Poets & Writers, il poeta chiarisce inoltre il desiderio di rappresentare i sordi come una minoranza dotata di forza politica. Questa prospettiva rende il libro più complesso di una semplice allegoria del tacere.

La struttura in due atti dà alla raccolta una progressione drammatica. Nel primo, le vicende di Alfonso e Sonya, con la nascita della figlia Anushka, portano la guerra dentro l’intimità familiare. Nel secondo emerge Momma Galya, proprietaria del teatro di burattini e animatrice della rivolta. Attorno a loro, la comunità assume il ruolo di un coro, attraversato dalla solidarietà, dalla paura e dal cedimento.

Fra le qualità più persuasive del libro c’è la capacità di concedere spazio al desiderio, all’ironia e alla tenerezza dentro una realtà devastata. I piccoli gesti della vita coniugale acquistano un’intensità dolorosa proprio perché possono essere interrotti in qualsiasi momento. Il corpo amato resta concreto; conserva odori, abitudini, goffaggini. Leggo in questa precisione una delle scelte etiche della raccolta: restituire alle persone la pienezza della loro vita prima che la violenza le trasformi, agli occhi degli altri, soltanto in vittime.

Ma Kaminsky mette alla prova anche la resistenza. Quando gli arresti e il terrore indeboliscono i legami fra gli abitanti, il silenzio cambia significato. Può proteggere chi si oppone; può anche accompagnare l’abbandono di chi viene portato via. La comunità non riceve un’assoluzione per il solo fatto di avere subito un’ingiustizia. È qui che la parabola diventa più scomoda: uno stesso gesto può esprimere coraggio oppure sottrazione alla responsabilità.

Le poesie che incorniciano la vicenda, We Lived Happily during the War e In a Time of Peace, impediscono infine di confinare Vasenka nella distanza rassicurante della finzione. La vita ordinaria continua mentre altri vengono colpiti; persino la parola “pace” può convivere con la violenza osservata attraverso uno schermo. Il lettore si trova così coinvolto nella domanda che credeva riguardasse soltanto i personaggi: quanto della nostra tranquillità dipende dalla capacità di distogliere lo sguardo?

Deaf Republic lascia questa domanda aperta. La sua bellezza vive nella tensione fra l’invenzione di una lingua capace di unire e la fragilità di ogni solidarietà umana. Tornando al libro dopo l’incontro ateniese con Kaminsky, è questa tensione che desidero mettere al centro: una poesia che rende percepibile la vita minacciata e chiede a chi legge quale risposta sia disposto a darle.

La poesia We Lived Happily during the War dall’Antologia del 12o Festival Internazionale di Poesia di Atene p. 58

WE LIVED HAPPILY DURING THE WAR

And when they bombed other people’s houses, we

protested
but not enough, we opposed them but not

enough. I was
in my bed, around my bed America

was falling: invisible house by invisible house by invisible house.

I took a chair outside and watched the sun.

In the sixth month
of a disastrous reign in the house of money

in the street of money in the city of money in the country of money,
our great country of money, we (forgive us)

lived happily during the war.

VIVEVAMO FELICI DURANTE LA GUERRA

E quando bombardavano le case degli altri, noi

protestavamo
ma non abbastanza, ci siamo opponevamo a loro ma non

abbastanza. Ero
nel mio letto, intorno al mio letto l’America

stava crollando: casa invisibile dopo casa invisibile dopo casa invisibile.

Ho portato fuori una sedia e ho guardato il sole.

Nel sesto mese
di un dominio disastroso nella casa del denaro

nella strada del denaro nella città del denaro nel paese del denaro,
il nostro grande paese del denaro, noi (perdonateci)

vivevamo felici durante la guerra.

 

Nota biografica

Ilya Kaminsky è un poeta e traduttore statunitense di origine ucraina, nato a Odessa nel 1977. Ha perso gran parte dell’udito all’età di quattro anni e nel 1993 si è trasferito negli Stati Uniti con la famiglia, che aveva ottenuto asilo politico. Scrive in inglese ed è autore delle raccolte Dancing in Odessa (2004) e Deaf Republic (2019). Insegna all’Università di Princeton, dove dirige il programma di scrittura creativa. Nel 2026 ha ricevuto il premio Barbara Fields-Siotis, conferito durante il 12ο Festival internazionale di poesia di Atene.

 

L'autore

Giorgia Karvunaki
Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione  - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.