Il Fondo De Luca della Biblioteca Apostolica Vaticana merita certamente di essere valorizzato non solo per la ricchezza del suo patrimonio, ma anche perché al suo interno si hanno vere e proprie rarità librarie, corredate spesso da dediche, nonché brochure editoriali difficilmente reperibili altrove. Basandomi sulla mia diretta esperienza, mi limito a citare qualche esempio, a partire dai libri di autori futuristi. Innanzitutto, il padre del movimento stesso: Filippo Tommaso Marinetti. Incrociando il posseduto del Fondo De Luca con l’Opac del Sistema Bibliotecario Nazionale, si scopre che alcuni volumi ivi presenti sono difficilmente reperibili altrove: il foglio A bas le Tango et Parsifal! Lettre futuriste circulaire à quelques amis cosmopolites qui donnent des thés-tango et se parsifalisent (De.Luca.III.4056, int.27), stampato l’11 gennaio 1914 a Milano dalla Direction du Mouvement Futuriste (il manifesto fu riedito qualche giorno dopo nelle due versioni italiana e francese, nella rivista “Lacerba”, Anno II n. 2, 15 gennaio 1914), risulta per l’appunto assente nelle biblioteche italiane censite in SBN.
All’opposto, pur trovandosi in svariate sedi, la copia De.Luca.V.13089 de L’aeropoema del golfo della Spezia (Milano, Mondadori, 1935) presenta un’interessante dedica manoscritta: “A don De Luca, alla sua alta intelligenza dinamica. F.T. Marinetti”. Senza entrare nel merito dei rapporti tra Marinetti e De Luca, questa dedica potrebbe contribuire a spiegare il notevole numero di libri futuristi reperibili nel Fondo. Decisamente più raro del precedente risulta il manifesto in francese, presente perfino in duplice copia (De.Luca.III.4056, int.21 e De.Luca.III.4056, int.28), Contre l’art anglais: Manifeste futuriste, letto l’11 giugno 1914 all’Università di Cambridge e stampato nello stesso mese a Milano, presso la Direzione del movimento futurista (la traduzione italiana uscirà nella rivista “Lacerba”, Anno II, n. 14, 15 luglio 1914).
Altrettanto preziosi sono Gli aeropoeti futuristi dedicano al Duce Il poema di Torre Viscosa: parole in libertà futuriste (Milano, Snia Viscosa, 1938: De.Luca.Misc.166, int.20), L’aeropoema futurista dei legionari in Spagna: parole in libertà futuriste di Bruno Aschieri, collaudato da FT Marinetti (Roma, Edizioni futuriste di Poesia, 1941: De.Luca.III.3858, int.4) e Aria madre: glorificazione dell’aviazione italiana in versi liberi e parole in libertà di Castrense Civello aeropoeta futurista, collaudo fatto da Marinetti], Roma, Edizioni futuriste di Poesia, 1941 (De.Luca.IV.14079). Gli ultimi due sono accompagnati da annotazioni manoscritte: nel primo caso Aschieri appone: “A “Il Giornale della Domenica” ammirazione. p. recensione. Aschieri. Milano, nov. XX, via Padova, 40″; nel secondo invece di mano dell’autore: “A Giovannetti ammirazione l’aeropoeta futurista Castrense Civello. Indirizzo: Bagheria (Palermo)”.
Venendo ad altri autori futuristi, si rivela particolarmente raro e d’ingente valore Depero futurista: 1913-1927, Milano, Fedele Azari (ma la stampa fu eseguita dalla tipografia Mercurio di Rovereto), 1927 (De.Luca.IV.6460), alias “Libro imbullonato” per via della presenza di due bulloni metallici fissati da copiglie che trapassano tutto il libro, senza colla né filo. Come altre copie del volume presenta nel verso dell’antiporta la firma autografa “Fortunato Depero” a inchiostro verde (si veda, a esempio, la foto dell’esemplare 919 venduto in asta da Finarte), cui si aggiunge però con inchiostro nero la dedica dell’editore nientemeno che al Duce: “F. Azari a Benito Mussolini”.
Nell’impossibilità di sapere se il volume sia mai arrivato tra le mani di Mussolini, resta un mistero come esso sia pervenuto a De Luca. Lo stesso vale per i libri di Marinetti menzionati in precedenza, dove non appare il nostro. In realtà non posso escludere che egli abbia acquisito questi libri alla fine del secondo conflitto mondiale, quando essi erano praticamente considerati “organici” al fascismo e quindi privi di qualsiasi interesse culturale ed economico (la loro “riscoperta” soprattutto dal punto di vista venale è abbastanza recente, e si deve con ogni verosimiglianza alla mostra Futurismo & Futurismi, tenutasi a Venezia nel 1986: cfr., a titolo esemplificativo, G. Mughini, La collezione. Un bibliofolle racconta i più bei libri italiani del Novecento, Torino, Einaudi, 2009).
Decisamente meno originali gli altri libri di cui mi occuperò. Oltre a essere spesso corredati di dediche personali a De Luca (mi limito a menzionare quella di Mario Praz nella copia della sua traduzione di T.S. Eliot, La terra desolata – Frammento di un agone – Marcia trionfale, Firenze, Fussi, 1949: «A Don Giuseppe | con amicizia | Mario Praz | Roma 10. VII. 49» [De.Luca.V.2466, int.3]), essi racchiudono a volte delle autentiche rarità bibliografiche: l’Elogio del piccolo formato di Enrico Falqui (Milano, All’Insegna del Pesce d’Oro, 1953: De.Luca.VI 1656, int.3) contiene una foto di Giovanni «eseguita a Roma nella libreria di Scienze e Lettere (autunno 1948)», inserita in un biglietto con la seguente scritta del figlio «cordiale omaggio Vanni Scheiwiller». Ancora più interessanti i volumetti di Pound inviati sempre da Vanni Scheiwiller: Section: Rock-Drill 85-95 de los cantares (Milano, All’Insegna del Pesce d’Oro, 1955: De.Luca.IV.18091) accoglie una brochure con tutti i titoli poundiani stampati dal giovane editore. Essa viene nel frattempo arricchita dei nuovi titoli pubblicati nel frattempo, e in questo modo si trova nel libro di Enrico Pea, Moscardino, translated by Ezra Pound (Milano, All’Insegna del Pesce d’Oro, 1956: De.Luca.V.37269). In questa nuova brochure Vanni aggiunge un titolo non suo, ovvero l’edizione poundiana di Guido Cavalcanti, Rime. Edizione rappezzata tra le rovine (Genova, Marsano, 1931), definito “Copia d’occasione” (su questa edizione rimando a Ezra Pound in Biblioteca Vaticana). Vanni aveva evidentemente a disposizione svariate copie del volume – messe verosimilmente a disposizione dalla figlia del poeta Mary de Rachewiltz -, che lui stesso metteva in vendita insieme ai propri libri.
Chiudo queste spigolature con una poesia autografa di Mario Dell’Arco presente nella copia, peraltro intonsa, del suo volume Ottave (Introduzione di P.P. Pasolini, Roma, Bardi, 1948: De.Luca.V.11157), posta a seguito della dedica manoscritta “a Maddalena De Luca”, ultimogenita tra le sorelle di don Giuseppe:
È fiorito l’organo
Come l’estate imbocca le navate,
ogni canna dell’organo un pennacchio
color verde pistacchio, e a sbatte l’ale
invece de le note de cecale.
Una fugge ner prato,
una monta sur pioppo, una s’inguatta
in una fratta; e gnente zinfonia:
s’arza drento ar creato
un pezzetto de l’Inno de Maria.
Alla fine del testo si ha la firma dell’autore con relativa data: “Mario dell’Arco | nov. 1948”. Questa poesia entrerà successivamente nella raccolta Er gusto mio, Roma, Bardi, 1953, in forma compendiata (si passa da nove versi in due strofi a una strofe unica di sette) e largamente rimaneggiata. Qui di seguito la redazione uscita a stampa nella menzionata silloge:
È fiorito l’organo
Ogni canna dell’organo un pennacchio
color verde pistacchio
e invece de le note, apreno l’ale
le cecale. Una casca
sull’erba, una s’appolla su la frasca
e gnente zinfonia:
s’arza dar prato l’Inno de Maria.
In tal caso l’esemplare De Luca ci permette pertanto di conoscere una redazione inedita del testo. Un motivo in più, insomma, per valorizzare non solo un patrimonio librario del tutto eccezionale, ma anche il suo straordinario possessore.
L'autore
- Carlo Pulsoni è il coordinatore di Insula europea (http://www.insulaeuropea.eu/carlo-pulsoni/).
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