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“Ragazzi di vita”. Dialogo con Maria Careri

Maria Careri è la curatrice di P.P. Pasolini, Ragazzi di vita. La versione inedita, Milano, Garzanti, 2025.

Vorrei iniziare questa conversazione con la lettera che Garzanti invia a Pasolini 15 aprile 1955: “So quale importanza lei dia all’uso del linguaggio vivo; credo però che le bestemmie gravi bisognerà assolutamente cambiarle per evitare i pericoli della censura, la quale è molto più accanita sulle questioni di religione, che su quelle della morale comune. E converrà credo anche usare puntini o cambiare uno o due termini troppo violenti che ricorrono spesso”. Queste indicazioni sull’uso dei puntini trovano conferma nel confronto tra il tuo testo e l’edizione del 1955, ma non trovo all’opposto attestazioni di “bestemmie gravi”. Garzanti stava forse alludendo a parolacce ritenute blasfeme, o non aveva ancora avuto modo di leggere con attenzione il romanzo e se ne preoccupava a priori?

Credo che Livio Garzanti avesse letto il romanzo. Alcune bestemmie erano presenti e quasi tutte erano già ‘abbreviate’. Viene del tutto eliminata l’espressione “Il dio c[azzo]” che era il titolo di un capitolo; lo stesso si verifica a p. 272 dell’edizione (“te piace er Dio c[azzo]”). Resistono invece, ma abbreviate, “Mannaggiaddio” (p. 312) che viene sostituito con “Mannaggia a d…”, “mannaccia la madonna” (p. 192) e “mannaccia a Ddio” (p. 196) che divengono rispettivamente “mannaccia la m…” e “mannaccia a d…”; “porco d…” (p. 255). Infine viene abbreviato “mannaggia la madonna addolorata” (p. 261).

Proprio a partire dal timore di Garzanti di incappare nella censura, quali sono, a tuo avviso, le modifiche più interessanti sul romanzo?

A me sembra molto significativa la riscrittura dell’episodio del Lenzetta con suo fratello. Si tratta della descrizione della violenza sessuale del fratello minore ubriaco nei confronti del maggiore, che viene ‘nascosta’ da un canto sempre più forte che infastidisce il sonno del fratello. Ci si chiede se PPP abbia voluto in qualche modo alludere a quel che succedeva davvero (nel senso che l’episodio, come narrato nell’edizione del 1955, risulta un po’ strano perché il fratello maggiore riempie di botte il minore: si tratterebbe pertanto di una reazione spropositata, se fosse dipesa solo dal disturbo dal canto).

Uno dei compiti basilari della filologia è la ricostruzione dell’ultima volontà d’autore, ma nel caso del tuo Ragazzi di vita tu arrivi a proporre una “edizione virtuale”, dal momento che nelle ristampe dell’opera Pasolini non tornerà mai al suo testo iniziale. Quale lezione si può ricavare, a tuo avviso, dal punto di vista metodologico dal tuo lavoro?

È complicato, perché dipende dal ruolo che si vuole dare all’editore. Diciamo che in questo caso (ma probabilmente anche in altri, sicuramente in Una vita violenta) l’ultima volontà d’autore è modificata dall’incontro con l’editore. Questa edizione riporta il testo alla penna del solo autore, ma con la consapevolezza che PPP non ha sentito questa esigenza, e per lui l’intervento editoriale faceva parte del lavoro sul testo. Anzi egli delegava molto all’editore. Io trovo che leggere Ragazzi di vita come PPP lo ha scritto e come lo ha consegnato possa avere un interesse anche documentario. Infine, sinceramente, e in modo inaspettato, il risultato dell’operazione ci ha consegnato un bel libro, forse perfino più leggibile di quello del 1955: l’interpunzione è alleggerita, non ci sono tutti quei puntini, a volte fastidiosi, e non sempre di evidente interpretazione. Voglio fare due esempi: la parola “nerchia” è abbreviata con “n…” (“Fatte na risata su sta n…!”), e la parola “sorca” (“quella bella sorca”), con “s…”: quale lettore odierno sarebbe capace di riconoscere e risolvere queste abbreviazioni?

Ragazzi di vita è conservato da una copia carbone conservata presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma (= ds), e da una prima prova di stampa appartenuta a Gadda (= G). Pur condividendo la tua scelta di affidarti alla copia carbone, come hai maturato questa decisione?

Tra ds e G ci sono delle piccole differenze. Evidentemente nella copia consegnata, PPP aveva inserito alcune correzioni non riportate in seguito sulla copia carbone. Altre volte inoltre PPP correggeva in modo autonomo su più copie dello stesso testo. Ragionando nell’ottica della filologia ‘tradizionale’, in un primo momento mi ero persuasa di mettere a testo l’esemplare di Gadda, che conservava una redazione più recente, come risulta dal confronto tra G e l’edizione del 1955. Riprendendo G avrei infatti messo a testo qualcosa sul quale l’editore era già intervenuto, modificando il paratesto, la punteggiatura e introducendo forse anche qualche errore di trascrizione e qualche correzione. Ma dal momento che le lezioni di G si ritrovano nell’edizione del 1955, ho scelto di usare come base ds, indicando le varianti principali in apparato. C’era una via alternativa, quella dell’edizione critica con indicazione di ds + G + ed. 1955 in apparato. Molto utile per gli studiosi ma poco fruibile dal destinatario di questo libro, e dunque scartata.

Nella tua edizione metti in apparato le varianti testuali presenti in G, pur precisando che non si ha la certezza che siano riconducibili a Pasolini. Se posso permettermi di avanzare qualche ipotesi da lettore dell’opera e non da specialista, la variante “esser pieno” di G in luogo di “formicolare” (p. 13) è, a mio avviso, certamente di Pasolini per evitare la ripetizione con “formicolava” di qualche riga dopo; non escludo invece che possa ascriversi a Gadda qualche altra lezione di G. Confesso che in una prima fase ho pensato di attribuirgli la lezione “sbroccolando” per “scappando via” (p. 14), e “sbroccolarono” per “tagliarono” (p. 103), se non fosse che è lo stesso a usare questo verbo in ds “e le lambrette che se la sbroccolano in curva con sopra un giovanotto o due in cerca di rogna” (p. 248). Partendo da questa premessa, quali sono le lezioni più interessanti di G che in un’ottica lachmanniana avresti messo a testo?  

È una domanda complicata e in realtà ho proceduto in modo diverso. In un primo momento ho registrato tutte le varianti di G rispetto a ds (escluse quelle di punteggiatura e quelle ortografiche). A questo punto, tutte le volte che trovavo delle varianti (di solito coincidenti con l’edizione del 1955) rispetto al testo di ds, le ho registrate (scartando solo gli errori evidenti e gli interventi editoriali). Avrei potuto forse in qualche caso metterle a testo, ma il prodotto sarebbe stato un ibrido molto dubbio e forse poco interessante. Considerato infatti che l’edizione del 1955 la abbiamo, tanto valeva proporre uno stadio testuale molto vicino anche se non identico a quello consegnato da PPP. Poi se qualcuno vorrà ricostruire ‘come lavorava PPP’ e come ha elaborato Ragazzi di vita, potrà fare i confronti tenendo nel debito conto tutti i testimoni. In questa edizione io ho voluto solo restituire il testo di Ragazzi di vita ai lettori, come PPP lo aveva pensato prima dell’intervento di Garzanti. Se qualcuno è interessato alla storia della composizione del romanzo, può leggere il libro di Silvia De Laude, I due Pasolini, Roma, Carocci 2018, dove si trovano tutti gli elementi utili: l’autrice non conosceva però l’esemplare Gadda, motivo per cui identifica ds con il testo consegnato all’editore, saltando un livello redazionale.

 

L'autore

Carlo Pulsoni
Carlo Pulsoni è il coordinatore di Insula europea (http://www.insulaeuropea.eu/carlo-pulsoni/).