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Alpha Beta. Apprendere il greco in Italia. 1360-1860

Dopo la Biblioteca Nazionale Braidense approda alla Biblioteca del Parlamento greco la mostra Alpha Beta. Apprendere il greco in Italia. 1360-1860. Essa ripercorre una storia di 500 anni e unica nel suo genere: la trasmissione ininterrotta del greco in Italia da metà Trecento in avanti.

In occasione della Giornata Mondiale della Lingua Greca (9 febbraio) la mostra sul territorio greco non si limita a offrire una ricostruzione storica della diffusione della cultura greca in Europa. Essa invita piuttosto a riflettere sul rapporto tra lingua, scrittura e memoria culturale, mostrando come l’alfabeto greco abbia costituito uno dei dispositivi fondamentali attraverso cui il pensiero europeo ha preso forma e si è trasmesso nel tempo.

L’alfabeto greco appare così come l’asse simbolico di una lunga storia di trasmissione del sapere. Non è soltanto un sistema di scrittura, ma uno dei principali strumenti attraverso cui la tradizione filosofica, scientifica e letteraria dell’Europa ha potuto articolarsi e conservarsi.

Da una prospettiva filosofica, la scrittura non può essere considerata un semplice mezzo di registrazione del pensiero. Come ha osservato Jacques Derrida, la scrittura costituisce lo spazio stesso all’interno del quale la memoria diventa possibile. In questa prospettiva, l’alfabeto greco può essere interpretato come una sorta di archivio della cultura europea: una forma materiale attraverso cui le idee della filosofia, della scienza e della poesia hanno potuto attraversare i secoli.

La storia evocata dalla mostra ha il suo punto di partenza nel mondo bizantino. Per lungo tempo la storiografia occidentale ha considerato Bisanzio come una fase di transizione tra l’antichità e la modernità. Una lettura più attenta rivela invece che il mondo bizantino fu uno dei principali luoghi di elaborazione e trasmissione della tradizione letteraria greca.

Gli scriptoria dei monasteri, le scuole di Costantinopoli e i laboratori filologici degli eruditi costituirono gli spazi nei quali i testi dell’antichità vennero copiati, commentati e reinterpretati. In questi ambienti la scrittura greca continuò a funzionare come uno strumento vivo di pensiero.

Il trasferimento di questa tradizione verso l’Occidente, e in particolare verso l’Italia, rappresenta uno degli episodi più significativi della storia intellettuale europea. Gli studiosi bizantini che si stabilirono nelle città italiane portarono con sé non soltanto manoscritti, ma anche un metodo di lettura dei testi e una precisa concezione della paideia.

Nelle accademie e nelle università italiane la lingua greca divenne oggetto di studio sistematico. Attraverso questo processo prese forma la filologia rinascimentale e si affermò l’ideale umanistico del ritorno alle fonti (ad fontes).

In questo contesto diventa evidente che la diffusione della tradizione greca in Occidente non può essere interpretata semplicemente come una storia di influenze culturali. Si tratta piuttosto di un processo di traduzione culturale. Come ha osservato Paul Ricoeur, ogni traduzione è una forma di ospitalità: una lingua apre il proprio spazio per accogliere la parola dell’altra.

L’Europa può dunque essere considerata come uno spazio di continua attività traduttiva. Non a caso Umberto Eco ha affermato che «la lingua dell’Europa è la traduzione». La storia delle lettere greche in Occidente rappresenta forse uno degli esempi più emblematici di questa dinamica.

Dai manoscritti bizantini alle edizioni tipografiche veneziane, la lingua greca si è spostata attraverso diversi contesti culturali, trasformandosi ma conservando al tempo stesso il proprio nucleo.

In questa prospettiva, la mostra del Βουλή των Ελλήνων assume un significato che va oltre la semplice esposizione di testimonianze storiche. Essa suggerisce un modo di pensare la lingua come spazio di continuità culturale.

Le lettere dell’alfabeto diventano così il punto di partenza simbolico di una storia che continua a plasmare l’identità intellettuale europea. Ogni lettera dell’alfabeto greco porta con sé le tracce dei testi che sono stati scritti con essa: opere filosofiche, trattati teologici, testi poetici, teorie scientifiche.

Se la storia del percorso della lingua greca in Occidente è una storia di migrazioni e di traduzioni, allora questo percorso può essere considerato un luogo privilegiato di abitazione del pensiero europeo. Giorgio Agamben ha osservato che l’Europa non si costituisce soltanto come spazio geografico o politico, ma come comunità di memoria che abita nella lingua. In questo senso la lingua greca può essere considerata una delle più profonde ‘patrie’ del pensiero europeo: il luogo nel quale i concetti della filosofia, della poesia e della scienza hanno assunto per la prima volta forma e dal quale hanno continuato a migrare verso altre lingue.

Il percorso della lingua greca da Bisanzio all’Italia e da lì al resto dell’Europa rivela dunque qualcosa di più di una semplice trasmissione culturale. Rivela una storia comune del pensiero, scritta in lingue diverse ma iscritta in un alfabeto condiviso della memoria.

Le lettere dell’alfabeto non indicano soltanto l’inizio di una lingua. Esse suggeriscono l’inizio di un dialogo che continua ancora oggi a modellare il modo in cui l’Europa pensa se stessa.

In questa prospettiva, l’iniziativa del Parlamento greco di presentare la mostra in occasione della Giornata Mondiale della Lingua Greca non rappresenta soltanto un gesto di omaggio al passato. È anche un promemoria del fatto che la lingua greca continua a essere uno degli orizzonti fondamentali entro i quali il pensiero europeo cerca ancora le proprie parole.

L'autore

Giorgia Karvunaki
Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione  - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.