Stefano Campagnolo è il Direttore della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.
Come nasce l’idea di fare una mostra su Aldo Manuzio in Corea?
Veramente la richiesta è venuta dagli amici coreani. Avevo avuto modo di collaborare con alcuni operatori culturali coreani da direttore della Biblioteca nazionale Marciana a proposito dell’utilizzo della carta Hanji (la carta coreana in fibra di gelso, diversa dalla giapponese più conosciuta), ottima per il restauro librario e sono stato richiesto, proprio dal Museo dei Sistemi di scrittura del mondo (Museum of Writing Systems – MoW), di recente apertura, di fare un qualcosa su Aldo, intorno al quale esiste una grandissima curiosità.

Aldo è leggendario, anche in quel paese, come ‘inventore’ del carattere corsivo a stampa, del libro in formato tascabile, della sistematizzazione degli elementi formali del libro, come la paginazione a numeri arabi, della punteggiatura… La richiesta prevedeva la selezione di opere da un ridotto numero di istituzioni (solo BNCR e la Marciana, infatti, che allora dirigevo entrambe) e la preparazione di una mostra ‘chiavi in mano’, con una selezione dei pezzi più rappresentativi della produzione di Aldo: dal De Aetna di Bembo, alle edizioni in greco, all’Hypnerotomachia, al Virgilio in corsivo del 1501. C’è anche la prima stampa conosciuta di un’opera di Aldo, le sue Institutiones grammaticae del 1493 in copia unica della Marciana.
In realtà abbiamo poi avuto l’idea di estendere la mostra (e questo è un tratto inedito) a tutta la famiglia: da Aldo, a Paolo, ad Aldo il giovane, con il quale, nel corso di un secolo di attività, si estingue la dinastia, immaginando un percorso circolare per cui si parte da Roma (soprattutto dalla Roma ideale, intesa dantescamente, di Aldo ‘romanus’) si va a Venezia e si ritorna a Roma con gli eredi e l’importante funzione svolta soprattutto da Paolo per la stamperia vaticana e i prodotti del Concilio (Catechismo, Bibbia ‘Clementina’, etc.).

Trovo particolarmente significativo che questo evento faccia parte della diffusione della cultura italiana all’estero, dal momento che si deve proprio ad Aldo la stampa delle prime edizioni di classici italiani curate filologicamente dal giovane Pietro Bembo. Oltre a Petrarca e Dante, quali sono gli altri autori italiani che esporrete?
Ci sono tutte le edizioni più significative: oltre alle due edizioni della Commedia (1502 e 1515) e alla prima del Petrarca (1501), ci sono gli Opera omnia di Poliziano (primo corpus integrale dedicato a un contemporaneo), l’Arcadia del Sannazaro (1514), gli Asolani di Bembo (1505), il Decameron (postumo per Aldo, uscito solo nel 1522, ma sappiamo per certo che era nel suo programma editoriale a completamento delle opere delle tre corone) e anche (ma esposte solo come esempio di legatura cosiddetta aldina coeva) le poesie volgari di Lorenzo de’ Medici (1554).

Quest’anno ricorrono anche i 500 anni delle Prose di Bembo. Anche se non è stampato da Aldo, ci sarà anche qualche esemplare di quest’opera che ha fatto l’italiano?
Non potevano mancare le Prose, poste idealmente vicino al Cortegiano, quali opere che rappresentano strumenti di codificazione culturale: nell’una si istituisce una norma linguistica che unifica e stabilizza la scrittura in volgare; nell’altra si delinea un ideale di comportamento civile ed estetico che travalica presto i confini italiani per farsi modello europeo, contribuendo in modo decisivo alla costruzione del Rinascimento come sistema.

Quali sono le aspettative di questa mostra e a quale pubblico è rivolta?
Naturalmente la mostra e il relativo catalogo trilingue (italiano, inglese e coreano) sono stati pensati per un pubblico non occidentale, con funzione fortemente didascalica: un format che non sarebbe replicabile in Europa o in America perché sarebbe giudicato troppo elementare, pur senza rinunciare, come ovvio e doveroso, al rigore scientifico.
L'autore
- Carlo Pulsoni è il coordinatore di Insula europea (http://www.insulaeuropea.eu/carlo-pulsoni/).
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